Nuove assunzioni in azienda? Sì ai giovani, no agli over 45

[Fonte: Federico Pace - La Repubblica, 29 gennaio 2010]

Per tutto il 2010 più di tre imprese su quattro selezioneranno soprattutto under 35. Quasi nulle le opportunità per i lavoratori “maturi”. Più contratti temporanei e meno posizioni a tempo indeterminato. Più richieste le figure commerciali e tecniche. Le aree di attività più dinamiche per impiegati, dirigenti e quadri nei risultati dell’indagine di Gidp.

Leggi l’articolo completo.

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International Forum on Enterprise 2.0

Lo scorso 3 Giugno si è tenuto a Milano l’ International Forum on Enterprise 2.0.

Non abbiamo avuto modo di partecipare di persona ma fortunatamente i video degli interventi sono disponibili sul sito della conferenza.

Un riassunto degli interventi è riportato sull’articolo di Zeruno Web  Enterprise 2.0: il potere delle relazioni in tempi di crisi.

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Web 2.0 risorsa solo per poche aziende italiane

[Fonte: La Stampa 8/6/2009]


Le aziende italiane, in modo particolare le Pmi, hanno una conoscenza molto frammentata poco approfondita degli strumenti di e-business e, in particolar modo, delle loro potenzialità che possono generare benefici sotto il profilo della conquista di nuovi mercati, di nuove modalità di dialogo con i propri consumatori o per ottimizzare la gestione ed i costi connessi allo svolgimento delle attività. 

E’ ciò che emerge dal Primo Osservatorio sull’e-business nelle imprese italiane, commissionato all’Istituto di ricerche Sinaptica da eBit Marketing and Retail Innovation, società di management milanese nata dall’esperienza di 3 manager Gianluca Borsotti, Paolo Santini e Andrea Agostini. 

Per il 98% del campione - 120 tra top manager ed imprenditori di primarie aziende italiane - fare e-business significa principalmente avere un sito aziendale

A seguire, tra le altre applicazioni di e-business, emerge che le aziende italiane utilizzano attività di Web marketing (51%) e invio di newsletter (59%) per comunicare i propri prodotti e servizi. Meno della metà del campione utilizza il Crm (45%) e poco più di un terzo l’Extranet (38%), entrambi strumenti utilizzati per la gestione della propria base clienti. 

E-commerce e acquisti online sono utilizzati solo da un terzo del campione (rispettivamente 28% e 31%) con una incidenza rispettivamente del 7,6% sul fatturato e del 7,0% sul totale acquisti. 

Sfugge ai più l’ampio spettro offerto dall’e-business - dall’Intranet all’Extranet, dall’e-commerce all’e-procurement, ai nuovi media digitali e così via - le caratteristiche di ciascuno strumento e soprattutto le potenzialità che possono conferire in termini di profitti alle aziende che li adottano. 

Rimane bassa la percentuale delle aziende - meno di un terzo del campione (27%) - che fanno ricorso a strumenti come il Web 2.0 e attività di community (quali blog aziendali, forum, presenza su siti di social networking, etc.). Mentre solo il 16% del campione utilizza strumenti innovativi come il mobile (sms). 

Tra le motivazioni che frenano gli investimenti in e-business nelle imprese, e che sono alla base della scarsa propensione del management aziendale per l’utilizzo degli strumenti di e-business, c’è al primo posto la mancanza di una cultura e di competenze interne (30%) ma anche di interlocutori esterni adeguati (14%).

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“Storico” articolo di Tom Peters: La marca chiamata Te

Per introdurre il concetto di Personal Branding, quale lettura migliore dell’articolo di Tom Peters “The Brand Called You” (La marca chiamata Te), scritto nell’ormai lontano 1997 ma ancora di sorprendente attualità?

L’articolo fornisce dei suggerimenti su come creare la propria marca personale, il proprio brand, tramite alcuni semplici passi:

1) Identificare le qualità che ti fanno distinguere dagli altri

2) Riflettere sulle cose che possono aggiungere valore in modo misurabile ed evidente

3) Aumenta la tua visibilità

4) Analizza le tue caratteristiche e quali benefici puoi dare ai tuoi clienti

5) Valuta di frequente te stesso ed il tuo brand

6) Non porre limiti ai tuoi ambiti.

In poche parole, per avere successo devi continuamente giudicarti, adattarti e migliorare.

Leggi qui l’articolo The Brand Called You.

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Video sulla forza dei Social Media

Questo video prodotto da CommonCraft è sottotitolato in Italiano spiega molto bene quelle che possono essere le potenzialità offerte dei Social Media alle aziende per ricevere dei feedback dal mercato.

Vedi il video Social Media in Plain English.

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Carenza di figure specializzate in Italia

[Fonte: PMI.it - 4 Giugno 2009]

I tempi per la selezione del personale nelle aziende italiane, nelle aree amministrazione e finanza, diventano sempre più lunghi, complice la carenza di profili specializzati.

Le difficoltà incontrate dalle imprese nel reperire figure preparate e affidabili riguardano nel 13% dei casi la gestione finanziaria, nel 12% il controllo di gestione e nel 9% la contabilità.

Dal punto di vista delle figure professionali, si fatica soprattutto a trovare personale adatto ad occupare posizioni specifiche quali Direttore Finanziario (16%), Senior Controller (12%), Junior Controller (8%) e Chief Financial Officer (8%).

I datori di lavoro italiani impiegano circa sette settimane e 3,3 colloqui prima di reclutare una figura di staff - la media mondiale è di 6,8 settimane e 2,8 colloqui.

Le cose peggiorano nel caso in cui si cerchi una figura con maggiore responsabilità, a livello manageriale10,5 settimane e 4,4 colloqui, contro una media globale di 8,5 e 3,2.

Alle figure executive selezionate tramite colloqui è richiesta comprensione dei mercati internazionali nel 41% dei casi, esperienza pregressa in aziende pubbliche nel 32%, background legale (31%) e conoscenza del settore di riferimento (30%), competenze specifiche a livello di compliance regolatoria ritenute importanti dal 26% contro il 42% del totale degli intervistati.

La crisi finanziaria non ha lasciato illesa la struttura degli uffici amministrazione e finanza delle aziende, che nel 39% dei casi lamentano ripercussioni sul blocco delle assunzioni, 36% nel consolidamento di ruoli e 33% nell’assunzione di nuovo personale.

La buona notizia è che solo 21% degli italiani testimonia tagli di personale presso la propria azienda, contro una media globale del 37%.

A causa della congiuntura economica, cambia anche l’approccio dei manager alla gestione dei propri dipendenti: il 43% ha lamentato un aumento dei carichi di lavoro, il 43% dello stress, il 34% del malumore tra i lavoratori e il 20% degli straordinari.

In realtà viene anche segnalato che i carichi sono stati ridistribuiti tra i membri dei diversi team nel 44% dei casi, nel 32% i diversi progetti sono stati posticipati, nel 20% è aumentata la comunicazione tra manager e staff, nel 20% è cresciuto il ricorso a professionisti temporanei o a progetto.

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È un paese per vecchi?

[Fonte: efinancialcareers - 6 maggio 2009]

Italiani popolo di lavoratori poco inclini a cambiare datore di lavoro? Sembrerebbe così secondo un sondaggio globale di Robert Half International, da cui emerge che il 74% dei lavoratori italiani dell’area amministrazione, finanza e controllo non prevede di cercare un nuovo impiego nei prossimi 12 mesi. Mentre la fotografia scattata da Unioncamere in un altro recente studio mette in evidenza l’aumento dell’età media dei dirigenti.

Forse è colpa anche della crisi che ha reso tutti più prudenti, specie in ambito finanziario, ma tant’è: oggi la metà dei lavoratori italiani dell’area amministrazione, finanza e controllo ci penserebbe due volte prima di cambiare datore di lavoro, specie fra gli over 40 (il 59% si ritiene fedele alla propria azienda) e gli impiegati delle imprese con meno di 50 dipendenti (56%). Un trend confermato dall’anzianità lavorativa accumulata nell’attuale posto di lavoro: il 90% dei dipendenti lavora per la stessa azienda da oltre tre anni, il 21% da 3 a 5 anni, il 30% da 6 a 10 anni, il 39% da più di 10 anni.

“Gli italiani sono storicamente dei lavoratori ‘fedeli’, retaggio in parte della cultura del posto fisso che caratterizza il nostro passato economico-sociale”, spiega Vittorio Villa, Managing Director di Robert Half. “A questo si aggiunge il fatto che cominciamo a lavorare in ritardo rispetto ad altri Paesi, europei e non, il che ci porta a cercare fin da subito un inquadramento professionale capace di garantirci maggior stabilità possibile. A ben guardare, però, oggi sono le aziende stesse a voler trattenere i talenti, a incoraggiare le menti brillanti e investire nei lavoratori in grado di fare la differenza. Segno che la mentalità aziendale si sta evolvendo verso una reale cultura del capitale umano, in cui i talenti sono un patrimonio strategico da coltivare e trattenere. Questo approccio diventa ancor più valido in virtù del contesto macroeconomico che stiamo attraversando”.

Un trend che va di pari passo con l’invecchiamento dell’età media, confermato da Unioncamere: la mappa delle alte cariche aziendali stilata dall’organizzazione delle camere di commercio mostra che il peso dei trentenni è diminuito del 35% dal 2000 ad oggi, mentre i cinquantenni sono aumentati del 6,5%. “La forte diminuzione degli amministratoti al di sotto dei trent’anni – dice Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere – indica un diffuso problema nell’affrontare il passaggio generazionale nelle imprese che sono a grande maggioranza a conduzione familiare”.

Per Maximilian Redolfi, responsabile della divisione executive search di Michael Page, mentre molte Pmi si sono svecchiate e dotate di dirigenti più giovani, “nelle grandi imprese in prima linea restano i cinquantenni”.

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Google lancia Wave, piattaforma collaborativa

[Fonte: ZEUS News - 30-05-2009]

Google Wave onda email chat social network

Mentre Microsoft si concentra nel rinnovamento della ricerca online, Google va in una direzione più “sociale” con Google Wave, un software in fase sperimentale (per ora è disponibile solo in anteprima per gli sviluppatori) che vorrebbe rivoluzionare la comunicazione via Internet.

Google ci ricorda che gli strumenti di base - email e instant messagingrisalgono agli anni ‘60; da allora sono nate nuove forme di comunicazione, dai blog a i wiki ai documenti collaborativi. Così ora è tempo di un ulteriore passo in avanti che consiste in un nuovo modello di comunicazione.

La parola che sembra stare alla base dell’intera idea è “integrazione”: integrazione tra email e chat, tra conversazioni e documenti.

Unire tutto ciò in un’unica azione, in un’unica cornice che raccoglie e permette di usare contemporaneamente i diversi strumenti è la missione di Google Wave.

Una Wave, un’Onda, si compone in parti più o meno uguali di comunicazioni e documenti; può comprendere testo, immagini, video, mappe e tutto ciò che può venire in mente, dai servizi di Facebook e Twitter a Google Docs.

All’onda si potranno associare delle persone (i “vecchi” destinatari), che a loro volta riutilizzeranno le informazioni ricevute, le modificheranno o ne aggiungeranno altre, e assoceranno nuove persone.

Così l’onda raggiungerà nuovi destinatari e si espanderà, favorendo la collaborazione e la condivisione istantanea. Non sarà necessario aspettare una risposta, come nell’email: i collaboratori potranno vedere il testo nel momento stesso in cui viene digitato, mentre prende forma sotto i loro occhi.

La funzione Playback, poi, permetterà di riavvolgere l’onda e vedere come si sia sviluppata ed evoluta nel tempo grazie ai singoli contributi.

Da un lato c’è chi vede Google Wave come un potente strumento professionale per la condivisione delle informazioni in tempo reale e per facilitare il lavoro da remoto.

Dall’altro c’è chi teme che ogni comunicazione venga ridotta a un “instant messaging ricco”, in cui la fretta di far sapere qualcosa agli altri supera l’importanze del messaggio stesso, o la riflessione che ne potrebbe stare alla base. Il mezzo, in un certo senso, diventa il messaggio.

Google crede molto in questo progetto, le cui fondamenta poggerannosulla versione 5 dello standard Html e sulle proprie Api (un giorno, in un futuro non precisato, Wave diventerà open source).

L’azienda di Mountain View è una grande fan di Html 5in particolare del tag Video che con esso debutterà: sogna un mondo in cui non deve più dipendere da Adobe Flash ma può far funzionare YouTube solo con Html e JavaScript.

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Nuovi aiuti economici alle Pmi (BEI e MSE)

[Fonte: PMI.it - Alessandro Vinciarelli - venerdì 29 maggio 2009]

In arrivo per le piccole e medie imprese italiane strumenti di ausilio per portare avanti il proprio business e superare la crisi economica, che ha colpito più del 50% delle aziende.

Mentre il Governo conferma le iniziative mirate per Pmi e microimprese - vero motoredell’economia italiana - si preparano nuove misure per alleggerire il peso fiscale e si ipotizza, in risposta allerichieste di Confesercenti, una nuova revisione degliStudi di settore.

Lo ha dichiarato ieri il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajolasempre nel contesto dell’assemblea annuale dell’Associazione. Consapevole della mancanza di liquidità delle aziende, soprattutto Pmi, le istituzioni sono finora intervenute definendo il nuovo regime di IVA per cassa, definito «un significativo aiuto alle tante piccole imprese afflitte da carenza di liquidita&eraquo;.

«La forte accelerazione impressa al pagamento dei rimborsi fiscali ha assicurato nei primi quattro mesi del 2009 la restituzione al sistema delle imprese di ben 7 miliardi di euro, poco meno del totale delle somme rimborsate in tutto il 2008», ha inoltre aggiunto il Ministro.

Tra le nuove iniziative, il Governo si impegnerà entro l’estate a presentare al CdM il primo pacchetto di misure operative per Pmi.

Il tutto, in sinergia con le azioni messe in campo dalle banche, elemento nodale in termini di liquidità. E lo conferma l’azione della BEI (Banca europea degli investimenti) che ha dichiarato un nuovo aumento per le risorse destinate ai prestiti per le Pmi10 mld nel 2009.

Il presidente BEI, Philippe Maystadt, nel corso della riunione dei ministri Ue per la competitività di Bruxelles ha anche annunciato l’intenzione di incrementare il plafond globale da 60 a 70 mld di euro l’anno fino al 2011.

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Fotografia del mercato del lavoro in Italia

La caduta libera è finalmente finita? Sembrerebbe di sì , anche se i dati non sono poi così confortanti.

Secondo un report recentemente pubblicato da Antal, il livello delle assunzioni in Italia continua a scendere (dal 51% della precedente “fotografia” al 40%). Anche l’intenzione di assumere nel trimestre successivo è scesa dal 47% al 37%.
Secondo Vincenzo Trabacca, Managing Director di Antal in Italia “A livello globale la percentuale delle assunzioni delle società dei 32 paesi intervistati è scesa, ma non c’è stato un crollo vero e proprio e la percentuale di aziende che pensano di assumere impiegati o profili dirigenziali nel prossimo trimestre è effettivamente aumentata, anche se solo di un modestissimo 1%. Inoltre il numero delle società che programmano una riduzione di personale a livello di quadri e dirigenti è rimasto esattamente lo stesso“.

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